mercoledì 2 dicembre 2015

Musica in movimento: The Strokes - Is This It

Qualche settimana fa ho letto un'intervista al ciclista Moreno Moser, in cui dichiarava di essere un grande amante di musica. Era tra i giovani più promettenti al suo passaggio tra i professionisti, per poi perdersi in difficoltà varie negli ultimi anni. Non ho capito bene quale genere di musica preferisse, ma pensando al ciclismo, ho pensato a qualcosa di ritmico, molto ritmico, adatto forse anche per sedute di spinning, o anche per la corsa, insomma, per ogni attività per la quale una base ritmica possa essere fondamentale. 

C'è un album, di soli 36 minuti di durata, adattissimo a questo ruolo. Si tratta di "Is This It" dei newyorkesi Strokes. L'album è del 2001 ed è stato a modo suo uno dei più importanti di inizio millennio. Gli Strokes possono essere amati o odiati, ma questo album è stato determinante per la storia del rock.

L'inizio è per il pezzo più morbido e lento, la title-track "Is This It", una specie di dolce e malinconica ninnananna, col basso di Nikolai Fraiture a dare ritmo sotto al cantato strascicato di Julian Casablancas. Passato il breve riscaldamento iniziale, con "The Modern Age" si entra nel vivo, con la ricetta che d'ora in poi sarà l'essenza della loro sonorità: la batteria pulsante di Fab Moretti a fare da metronomo costante, le chitarre di Albert Hammond Jr. e Nick Valensi a rincorrersi tra accordi semplici e insistenti e assolo freschi e mai auto compiacenti, e la voce di Casablancas passare tra un cantato da ubriaco ad urla post-punk. 

In "Soma" la ricetta è la stessa, il ritmo è sempre alto, nonostante la poca ruvidezza del suono. "Barely Legal" prosegue con la teoria ritmica del 4/4 di batteria, con un ritornello semplice quanto efficace. "Someday" è tra le perle più pregiate dell'album: semplici giri di accordi, batteria a pulsare, ma melodia efficace, senza cadere nel troppo melodico o nel banale. "Alone, Together" ha una partenza più sobria, da respiro di centro album. Le rpm, ovvero le battute al minuto per chi corre o va in bici, scendono leggermente, ma si mantengono comunque ad livello abbastanza alto. 
È con "Last Night" che si torna a velocità più intense: è l'altra perla del gruppo, la canzone che gli ha lanciati a livello internazionale, piccolo inno dei 20enni di inizio millennio, ballata (o saltata) da milioni di giovani. "Hard to Explaine" non è altro che la solita perfetta canzone alla Strokes, semplice, precisa, che parte dal new wave e arriva al pop, passando per rock'n'roll. 

"New York City Cops" è la più sporca del lotto, dall'impronta punk, con voce più grintosa del solito, quasi arrabbiata, e il solito ritmo intenso. "Trying Your Luck" il suono torna più semplice e pulito, con Casablancas a cantare con la sua classica apparente svogliatezza nichilista da borghese strafottente, o forse semplicemente da figatello ubriaco. Però funziona, eccome! Il finale, sempre su ritmiche veloce e con la base di batteria a tenere il passo, è per "Take It or Leave It", con la voce urlata e quasi stonata.

Tutto veloce, rapido, una canzone dietro l'altra con poco respiro, ritmiche semplici, basilari, strutture classiche, ma un piccoli riassunto personalizzato del puro rock'n'roll che aveva fin qui preceduto il gruppo. E da accostare facendo sport, non è niente male.

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